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Il personaggio del mese

L'intervista a Duilio Pizzocchi, attore comico

“Il mio sogno? Far rinascere il Costipanzo Show”

Foto di Damiano Fiorentini

Di Paola Frontera

Quando lo chiamano col suo nome di battesimo, Maurizio Pagliari, quasi si blocca, diventa timido. Gli capitò 25 anni fa al Maurizio Costanzo Show e se lo ricorda come se fosse adesso. Ma basta un cappellino a punta fatto col giornale per mandare in soffitta Maurizio Pagliari e dare il benvenuto a Duilio Pizzocchi, l’imbianchino ferrarese che vive in un mondo di barzellette, e non ce n’è più per nessuno.

Lo sa bene Maurizio Pagliari, classe ’57, nato e vissuto a Borgo Panigale e da sempre propenso alla battuta e allo scherzo: tanto che anche il suo sito si chiama pizzocchi.it, e per strada non c’è neanche bisogno di dirlo, come lo chiamano. Perché il pubblico ha un affetto così grande per Duilio? Tanto da mettere in ombra Cactus, il fricchettone anni ’80, o la cartomante sui generis Donna Zobeide, o ancora il ferocissimo camionista Ermete Bottazzi?

“Forse perché Duilio è il personaggio che faccio meglio. E lo faccio meglio perché sono io. E’ semplicissimo: metto il cappellino di carta di giornale e una giacchetta blu, divento un imbianchino, uno di quegli artigiani che lavorano in proprio, che vanno in giro con una macchina un po’ scassata con dentro la scala e i secchi di vernice, insomma, un solitario: da quel momento in poi posso permettermi di dire tutto quello che voglio”, racconta il comico. Infatti quando Maurizio Costanzo lo chiamò col suo vero nome non riuscì quasi a spiccicare parola. La curiosità, insomma, è tutta attorno a questo personaggio.

Un personaggio amatissimo dagli artigiani, infatti Pizzocchi è stato applauditissimo protagonista a due eventi per celebrare il settantesimo di Cna Bologna, a Borgo Panigale e Granarolo.

Come è nato Duilio Pizzocchi? Siamo nella seconda metà degli anni ’70. Maurizio Pagliari comincia a frequentare le radio e le tv locali e regionali e partecipa a programmi umoristici. Nel frattempo, nel 1974, aveva cominciato a lavorare alla Motori Minarelli, dove è rimasto fino al 1990. “Lavoravo alla Minarelli quando ancora eravamo un centinaio – ricorda – e il mondo degli artigiani lo conoscevo bene perché oltre a fare il collaudatore di motorini ero anche un po’ il garzone di bottega. Erano tempi in cui tutti facevamo tutto, andavamo a prendere i pezzi che servivano direttamente dagli artigiani che li fabbricavano, in questo caso parlo di pezzi meccanici. Ma ancora oggi ho l’abitudine di vivere da vicino la dimensione artigiana, anche quando devo fare la spesa o sistemare qualcosa in casa”. Proprio negli anni ’70 in città arrivavano i primi “immigrati – prosegue Pagliari – che erano ferraresi. Erano proprio considerati degli immigrati! E si diffuse per i ferraresi il soprannome a fag tut mi, faccio tutto io, a significare che si prestavano a fare qualsiasi lavoro”.

Così nasce il desiderio di fare un personaggio ferrarese, e quindi serve un nome con la “L” piena, che facesse risaltare la tipica pronuncia locale: Duilio è perfetto. E Pizzocchi? C’è un’altra piccola storia dietro: “In quel periodo facevo lo speaker del football americano, cioè quella persona che sta a bordo campo e all’altoparlante racconta la partita in diretta. Si giocava alla Lunetta Gamberini e uno degli atleti si chiamava Pizzochero e aveva l’accento ferrarese. Gli ho rubato una parte del cognome…”, e così è nato Duilio Pizzocchi.

Quando lo chiamano col suo nome di battesimo, Maurizio Pagliari, quasi si blocca, diventa timido. Gli capitò 25 anni fa al Maurizio Costanzo Show e se lo ricorda come se fosse adesso.

Nei primi anni ’90 arriva la grande ribalta della tv con la partecipazione al Maurizio Costanzo Show e poi nel 2000 a Zelig, considerato il santuario della comicità. Un palcoscenico che condivide con il “Poeta romagnolo” Giuseppe Giacobazzi, con il quale il sodalizio è già forte. Ma la tv nazionale non fa per lui.
“Ho incontrato persone validissime ed è stata una grande esperienza – afferma – ma la situazione era al limite, c’era una certa pressione, i ritmi erano molto serrati, troppo, almeno per me. Il contesto mi dava una certa angoscia e mi sono trovato in difficoltà, ho avuto la sensazione di non essere all’altezza”.
Così Maurizio Pagliari ha riportato i suoi personaggi alla dimensione per lui ideale: “La festa di piazza è uno dei luoghi che preferisco: ho bisogno di sentire l’odore del castrato ai ferri quando recito – dice – mi dà uno spirito di naturalezza che considero fondamentale per me. L’altra sera a Imola c’erano 6.000 persone in piazza ad ascoltarmi, non sono mica delle cifre piccole!”.
Il futuro cosa riserva a Duilio Pizzocchi e agli personaggi di Maurizio Pagliari?
Sicuramente tante feste di piazza e serate di cabaret, poi però in fondo al cassetto c’è un sogno e non è escluso che si riesca a realizzare: riportare sulla scena il Costipanzo Show, celebre spettacolo itinerante fondato da Pagliari nel 1992 insieme, tra gli altri, a Giuseppe Giacobazzi, al mago Simon e a Gianfranco Kelly. Lo show va avanti fino al 2004 al Papagaillot di San Matteo della Decima, all’Elefante Bianco, a Riccione, e a tante feste e sagre.
“La compagnia poi si è sfaldata un po’. Giacobazzi è per altri lidi, un altro è in pensione e un altro ancora, pensi un po’, si è messo a fare l’insegnante di religione…”, ma la speranza di riportare il Costipanzo Show in vita c’è ed è più di una speranza. “Abbiamo qualche elemento del passato e qualcun altro nuovo – conclude Pagliari – e siamo quasi pronti per ricominciare. La difficoltà più grande è trovare un luogo”. Il cabaret del Costipanzo Show infatti ha bisogno del locale giusto, lontano dalla rigidità del teatro e vicino invece alla fluidità del ristorante, dell’osteria, del pub. Intanto il comico continua a coccolare i suoi personaggi, primo tra tutti Duilio: tanto che a fare l’imbianchino solitario, Pagliari, ci ha pure provato. “Ho fatto un lavoro a casa di mia madre: il risultato non è quello di un professionista ma me la sono cavata abbastanza bene. E in ogni caso, visto che è una casa indipendente, nessuno ha trovato nulla da ridire. Se non mia madre…”.

Nella seconda metà degli anni ’70 comincia a frequentare le radio e le tv locali e partecipa a programmi umoristici. Nel 1974 aveva cominciato a lavorare alla Motori Minarelli, dove è rimasto fino al 1990.

Nel 2000 arriva a Zelig, il santuario della comicità. Insieme al “Poeta romagnolo” Giuseppe Giacobazzi, con il quale il sodalizio è già forte